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25.09.2026

Illuminazione pubblica e privata: responsabilità, norme tecniche e tutela del buio

Di Stefano Klett, specialista in inquinamento luminoso e Delegato DarkSky

Nel dibattito sull’illuminazione esterna (pubblica e privata) ci si trova spesso di fronte a un equivoco: si confondono i doveri giuridici con le scelte tecniche. Da un lato si invoca «più luce» come sinonimo di sicurezza; dall’altro si dimentica che la luce è anche un’emissione che incide su residenti, biodiversità e paesaggio notturno.
Questo articolo – con norme federali e giurisprudenza alla mano – chiarisce tre punti pratici:

  1. non esiste un obbligo federale generalizzato per i Comuni di illuminare “sempre e comunque”;
  2. quando si illumina, le norme VSS/SLG sono strumenti tecnici e non “legge” in senso stretto;
  3. il diritto ambientale (LPAmb), la norma SIA 491 e le Raccomandazioni UFAM ricordano che bisogna illuminare solo dove serve, quando serve e quanto serve.

1. Il mito della sicurezza: percezione e realtà

Prima distinzione: la luce può aumentare la percezione soggettiva di sicurezza, ma non è una “assicurazione” contro eventi come vandalismi o effrazioni. Non esiste, nel diritto federale, una norma che imponga l’illuminazione come misura preventiva obbligatoria contro la criminalità. La luce va quindi trattata per ciò che è: uno strumento, non un fine.
Il rischio, altrimenti, è duplice:

  1. progettare per « “comfort visivo» senza un obiettivo misurabile;
  2. pretendere che l’illuminazione sostituisca i doveri di prudenza degli utenti della strada.

Su quest’ultimo punto la giurisprudenza è particolarmente chiara.

2. Il principio federale che vale ovunque: guida a vista e velocità adeguata

In materia di circolazione stradale, il diritto federale è netto: la velocità deve essere sempre adattata alle circostanze (art. 32 LCStr) [1] e il conducente deve poter arrestare il veicolo nello spazio visibile e libero (art. 4 ONC) [2]. Se la visibilità è ridotta – notte, pioggia, nebbia, abbagliamento, o illuminazione insufficiente – si rallenta. Punto.
Questo principio è ribadito dal Tribunale federale: rispettare il limite (ad esempio 50 km/h) non basta se le condizioni di visibilità richiedono una velocità inferiore (DTF 121 IV 286) [3] (cfr. anche DTF 126 IV 91) [4]. In altre parole, «non ho visto perché era buio» come affermazione, difficilmente aiuta: di regola equivale ad ammettere che la velocità non era adeguata alla portata dei fari.
Anche in ambito di responsabilità civile, il TF ha precisato che non è decisivo invocare l’assenza di “luci particolari per pedoni”: le regole di prudenza e di comportamento restano determinanti (DTF 95 II 184) [5].
La stessa logica emerge in casi in cui la mancanza di illuminazione stradale viene invocata come giustificazione: nel caso sentenza 6B_184/2011 del 24 maggio 2011, il conducente sosteneva che, se l’illuminazione avesse funzionato, avrebbe tenuto meglio la traiettoria; la decisione conferma però che la condotta va comunque adattata alle condizioni concrete, non a quelle “ideali” [6].
Ancora più esplicito, in termini di prevedibilità: il TF ha affermato che ostacoli non illuminati non sono nulla di straordinario e che la velocità va commisurata alla visibilità (sentenza 6S.704/2000 del 2 aprile 2001) [7].

3. Responsabilità del proprietario dell’opera: il buio non è automaticamente un difetto

È vero: per la sicurezza di infrastrutture e opere (strade comprese), entra in gioco la responsabilità causale del proprietario dell’opera (art. 58 CO) [8]. L’assenza di luce non costituisce automaticamente un difetto né comporta responsabilità.
Un’opera è difettosa quando non offre la sicurezza che ci si può ragionevolmente attendere nell’uso prevedibile, tenendo conto anche dell’ordinaria diligenza dell’utente. In altre parole, la responsabilità dell’ente pubblico non è un’assicurazione contro qualsiasi evento sfavorevole: servono un vero difetto, un nesso causale tra il difetto e l’evento dannoso e un comportamento consono dell’utente.
È utile notare che gli obblighi di segnalazione/illuminazione diventano stringenti quando si crea una situazione eccezionale o una pericolosità aggiuntiva (ad esempio un cantiere): in tali casi il TF ammette di riferirsi a prescrizioni tecniche e di sicurezza per valutare la violazione della diligenza (DTF 116 IV 306) [9].
Lo stesso messaggio, in ambito privato, è confermato dalla sentenza 4C.191/2005 del 18 settembre 2005: la responsabilità del proprietario non è assoluta; chi si muove in condizioni di scarsa visibilità deve prestare l’attenzione richiesta dalle circostanze [10].

4. VSS/SLG: norme tecniche, non dogmi (e non legge)

Qui nasce uno degli equivoci più frequenti: nella pratica, molti attori trattano le norme rilasciate da associazioni e commissioni di settore come, ad esempio, il VSS/SLG come se fossero norme giuridiche vincolanti in ogni situazione. In realtà, il loro status è quello di norme tecniche: strumenti di standardizzazione e di buona prassi. Diventano vincolanti unicamente quando il diritto cantonale/comunale (o un contratto) le richiama espressamente. Altrimenti, possono avere valore come indicatore dello “stato della tecnica”, ma non sostituiscono il giudizio sul caso concreto.
Il VSS stesso descrive chiaramente il rapporto tra normazione e diritto: le norme non hanno automaticamente forza di legge; la loro rilevanza giuridica dipende da rinvii e dal contesto applicativo [11].
Conclusione operativa: se un Comune decide – con motivazioni documentate – di ridurre livelli o orari rispetto a valori di riferimento VSS/SLG, non sta “violando la legge”. Sta esercitando un potere di gestione, purché mantenga una sicurezza ragionevole e coerente con l’uso prevedibile della strada. È buona prassi motivare queste scelte con un’analisi del rischio e con misure mirate (ottiche schermate, uniformità adeguata, dimmerazione, sensori, mantenimento dei punti critici).

5. Il diritto ambientale impone un limite: non illuminare più del necessario

La luce è un’emissione. Per questo, oltre alla sicurezza, entra in gioco il diritto ambientale federale: l’art. 11 LPAmb impone la limitazione delle emissioni alla fonte. Nel 2021 l’UFAM ha aggiornato le “Raccomandazioni per la prevenzione delle emissioni luminose” (aiuto all’esecuzione, 2021), che riassumono un principio semplice: illuminare solo dove serve, quando serve e quanto serve Il Tribunale federale ha inoltre confermato la legittimità di limitazioni preventive delle emissioni luminose (ad es. illuminazioni decorative) sulla base degli art. 11 e 12 LPAmb (DTF 140 II 33) [12], [13], [14].
Lo stesso orientamento è incorporato nella norma SIA 491 («Prevenzione delle emissioni di luce esterne inutili»), in vigore dal 2013, che chiede di minimizzare il flusso luminoso totale, limitare la luce allo scopo di sicurezza e prevenire emissioni inutili (luce verso l’alto, abbagliamento, intrusioni su facciate e camere da letto) [15].
Messaggio chiave: le norme VSS/SLG non vanno lette in modo isolato. In una progettazione moderna, i valori minimi per una classe di strada non sono un invito ad aumentare indiscriminatamente, ma un riferimento da interpretare alla luce delle normative LPAmb, SIA 491 e delle raccomandazioni rilasciate dal UFAM: l’obiettivo è la sufficienza, non l’eccesso. In molti contesti residenziali, «fare il minimo necessario» coincide anche con la scelta più corretta per tutela della salute e della natura.

6. Un problema ricorrente: standardizzazione e «sbrodolamento»’ della luce

Per semplificare la manutenzione, si tende a standardizzare: pochi modelli, una sola ottica, una sola potenza. Il risultato, però, è spesso una luce sovradimensionata per la geometria reale della strada: l’ottica è troppo ampia, la luminanza sale inutilmente e la luce ‘sbrodola’ su giardini, facciate e finestre (light trespass).
Questo non è un dettaglio estetico: è una molestia per i residenti e un impatto per gli ecosistemi lungo strada. La norma SIA 491 [15] e le raccomandazioni del UFAM [14] chiedono esplicitamente di evitare emissioni inutili: la standardizzazione non può diventare una scusa per invadere la sfera privata o naturale..

7. Temperatura di colore (CCT): non solo efficienza, anche impatto

Un altro errore frequente è perseverare con LED «freddi» (4000–5000 K) per inerzia o continuità con vecchie scelte. Oggi esistono soluzioni efficienti e performanti anche con tonalità (CCT) più basse.
DarkSky raccomanda un limite massimo di 3000 K per l’illuminazione esterna e, dove possibile (aree sensibili, contesti naturali), valori più caldi (2700 K o 2200 K), per ridurre la componente blu e migliorare comfort e compatibilità ambientale [16].

8. Passaggi pedonali: un’attenzione speciale, senza fare confusione

I passaggi pedonali meritano un trattamento specifico: le modalità concrete (orari, livelli e soluzioni) sono spesso disciplinate a livello cantonale o comunale, e variano da contesto a contesto. per ragioni di sicurezza e leggibilità, in pratica vengono spesso mantenuti illuminati o dotati di soluzioni mirate (illuminazione dedicata, isole salvagente, riduzione velocità, rialzi, ecc.). Anche la manualistica federale (USTRA) considera l’illuminazione sufficiente un elemento di sicurezza del passaggio e rimanda agli standard tecnici (VSS/SLG) per la progettazione [17].
Detto questo, il principio federale resta: l’illuminazione non sostituisce i doveri di prudenza. La soluzione migliore è spesso quella che combina poche misure efficaci e mirate, senza trasformare l’intero quartiere in un campo sportivo.

9. Un invito alla collaborazione

Un appello finale a Comuni, progettisti e realizzatori: pianificare insieme, fin dall’inizio. È più semplice correggere un progetto sulla carta (riducendo potenze, scegliendo ottiche schermate e CCT adeguate, definendo orari e scenari) che gestire ex post lamentele legittime di cittadini abbagliati o ecosistemi disturbati.
Illuminare bene non significa illuminare tutto. Significa usare la luce con intelligenza: rispettando le regole federali della circolazione, ma anche quelle – altrettanto federali – che ci impongono di proteggere ambiente e salute. E significa smettere di trattare VSS/SLG come «legge assoluta», ricordando che la norma SIA 491 e le Raccomandazioni UFAM fanno parte dello stesso quadro di responsabilità pubblica.

Bibliografia

[1] Fedlex, «LCStr – Legge federale sulla circolazione stradale,» [Online]. Available: https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1959/679_705_685/it#art_32.
[2] Fedlex, «ONC – Ordinanza sulle norme della circolazione stradale,» [Online]. Available: https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1962/1364_1409_1420/it#art_4.
[3] TF, «DTF 121 IV 286 – velocità massima solo con condizioni favorevoli (visibilità inclusa),» [Online]. Available: https://relevancy.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE-121-IV-286.
[4] TF, «DTF 126 IV 91 – di notte la velocità è adeguata solo se il conducente può arrestarsi entro la distanza illuminata dai fari,» [Online]. Available: https://relevancy.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE-126-IV-91.
[5] TF, «DTF 95 II 184 – irrilevanza dell’assenza di “luci particolari per pedoni” in concreto,» [Online]. Available: https://relevancy.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE-95-II-184.
[6] TF, «BGer 6B_184/2011, 24.05.2011 – richiamo al’illuminazione stradale nel contesto della condotta,» [Online]. Available: https://www.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?highlight_docid=aza%3A%2F%2F24-05-2011-6B_184-2011&type=show_document.
[7] UPI, «BGer 6S.704/2000, 02.04.2001 – ‘unbeleuchtete Hindernisse’ e velocità non adeguata (riassunto UPI),» [Online]. Available: https://www.bfu.ch/de/services/gerichtsentscheide/fahrlaessige-toetung-wegen-unangepasster-geschwindigkeit-unbeleuchtete-hindernisse-auf-der-autobahn-sind-nichts-aussergewoehnliches.
[8] Fedlex, «art. 58 CO – Legge federale di complemento del Codice civile svizzero,» [Online]. Available: https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/27/317_321_377/it#art_58.
[9] TF, «DTF 116 IV 306 – obblighi di segnalazione/illuminazione in contesto di cantiere (rilevanza delle prescrizioni tecniche),» [Online]. Available: https://relevancy.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE-116-IV-306.
[10] UPI, «BGer 4C.191/2005, 15.09.2005 – ‘caso del muretto’ (riassunto UPI),» [Online]. Available: https://www.bfu.ch/de/services/gerichtsentscheide/sturz-beim-verlassen-einer-privaten-liegenschaft-ueber-eine-mauer-in-die-tiefe.
[11] VSS, «Normung und Recht – der rechtliche Status von Normen (PDF),» [Online]. Available: https://vss.ch/media/wysiwyg/Downloads/normung_normung_und_recht_d.pdf.
[12] Fedlex, «Art. 11 e 12 Legge federale sulla protezione dell’ambiente,» [Online]. Available: https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1984/1122_1122_1122/it#art_11.
[13] TF, «DTF 140 II 33 – limitazione preventiva delle emissioni luminose (illuminazione decorativa) fondata su art. 11 e 12 LPAmb/USG,» [Online]. Available: https://relevancy.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE-140-II-33.
[14] UFAM, «Raccomandazioni per la prevenzione delle emissioni luminose. Stato 2021,» 2021. [Online]. Available: https://www.bafu.admin.ch/it/aiuti-esecuzione-luce.
[15] SIA, «491:2013 Costruzione: «Prevenzione delle emissioni di luce esterne inutili». Zurigo: Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (SIA),» 1 3 2013. [Online]. Available: https://shop.sia.ch/normenwerk/architekt/sia%20491/i/F/Product/.
[16] DarkSky, «DarkSky Approved Luminaires – Guidelines (richiamo a luce più calda dove possibile),» [Online]. Available: https://darksky.org/what-we-do/darksky-approved/darksky-approved-luminaires-program/darksky-approved-luminaires-guidelines/.
[17] USTRA, «Manuale viabilità pedonale (analisi criticità / riqualificazione; illuminazione sufficiente e rimando a VSS/SLG),» [Online]. Available: USTRA, «Manuale viabilità pedonale (analisi criticità / riqualificazione; illuminazione sufficiente e rimando a VSS/SLG),» [Online]. Available: https://www.astra.admin.ch/dam/it/sd-web/Vq8NB5iPvFHh/handbuch_schwachstellenanalyse_fussverkehr.pdf.