CdT: Interrogazione: Inopportuna l’illuminazione delle capanne?

Il Club Alpino Svizzero, nell’ambito dei festeggiamenti per i suoi 150 anni di attività, ha in programma di illuminare 26 capanne alpine, una per Cantone. In Ticino l’evento è previsto al Basodino il 26 luglio. Un’iniziativa che è al centro dell’interrogazione parlamentare del deputato al Gran Consiglio Francesco Cavalli (Sinistra).

cdt_09«Queste illuminazioni “artistiche” – osserva il granconsigliere – costituiscono un evidente episodio di inquinamento luminoso in zone che dovrebbero invece beneficiare della massima tutela ambientale, compreso il buio notturno. Stupisce che sia proprio un’associazione come il CAS, attenta alla protezione dell’ambiente alpino e della sua fauna, a compiere un simile passo falso». Cavalli con l’interrogazione chiede pertanto al Consiglio di Stato se «è a conoscenza del progetto del CAS di illuminare le capanne alpine, in particolare quella del Basodino? Per l’illuminazione della capanna del Basodino è stata richiesta un’autorizzazione? In caso affermativo chi ha dato la concessione e in quali termini? In caso negativo il Consiglio di Stato ritiene che il CAS abbia la libertà di illuminare come e quando vuole l’ambiente alpino?».

2013-06-26 Corriere del Ticino

 

STAR: STATISTICA TICINESE DELL’AMBIENTE E DELLE RISORSE NATURALI

Pagina 40 del documento STAR, prodotto dal Cantone, viene trattato il tema dell’inquinamento luminoso

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Scala della brillanza del cielo notturno (in mag/arcsec2)

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Stazioni di rilevamento della brillanza del cielo e mappa della perdita

INQUINAMENTO LUMINOSO

L’illuminazione artificiale degli ambienti esterni è ormai parte integrante del nostro modo di vivere. Le crescenti emissioni luminose che ne derivano sono spesso generate da impianti d’illuminazione sovradimensionati o mal concepiti, che disperdono una gran parte di luce nell’ambiente, fuori delle zone a cui essa è espressamente dedicata, ed in particolare verso il cielo. Questa diffusione incontrollata di luce ha ripercussioni sia sull’uomo sia sulla natura: i suoi effetti spaziano dalla privazione del cielo stellato, allo spreco energetico, da effetti negativi sulla salute (disturbi del ritmo biologico) all’alterazione degli ecosistemi (cambiando per esempio il comportamento delle specie migratorie). Il 13 febbraio 2013, il Consiglio federale ha approvato il rapporto relativo all’impatto della luce artificiale sulla diversità delle specie e gli esseri umani: in esso propone di adeguare la legislazione e di intensificare la ricerca nel campo delle emissioni luminose.

La brillanza del cielo determina il numero di stelle visibili

La brillanza è la grandezza fisica che descrive la luminosità del cielo. I valori alti corrispondono a un cielo buio (stelle ben visibili), mentre i valori bassi esprimono una volta celeste più luminosa (stelle poco visibili). In Ticino i valori possono variare da circa 17 a 23 mag/arcsec2 [F. 1]. Nella cartina della perdita di magnitudine è ben visibile, in prossimità delle zone urbanizzate, la riduzione della capacità di percepire le stelle da parte di un osservatore a terra [F. 2]. Il numero di stelle visibili si dimezza circa ogni 0,6 magnitudini perdute.

Le misurazioni non evidenziano ancora delle tendenze

Con la collaborazione di Dark-Sky Switzerland- Sezione Ticino e di alcuni osservatori astronomici ticinesi, nel corso del 2010 è stata creata una rete di stazioni di rilevamento, che consente di misurare in continuo la brillanza del cielo, monitorando l’inquinamento luminoso e la sua evoluzione. Dall’inizio del monitoraggio in continuo non è ancora possibile determinare una tendenza nell’inquinamento luminoso nei cieli ticinesi [F. 3]. I dati sono consultabili su www.ti.ch/oasi.

L’inquinamento luminoso è prodotto a scala locale e regionale

In Ticino l’oscurità del cielo dipende dall’inquinamento luminoso prodotto localmente, ma anche dalle emissioni provenienti dalla Pianura padana, in particolare dalla metropoli milanese [F. 4]. La deviazione dei valori misurati dal gradiente sudnord medio (linea tratteggiata) mostra come in alcuni punti del territorio l’inquinamento prodotto in loco sia predominante (per esempio a Mendrisio o Bodio). Le emissioni luminose prodotte dai centri urbani ticinesi hanno un impatto nel raggio di circa 20-30 chilometri e nemmeno i luoghi più discosti del cantone presentano un cielo imperturbato [F. 2]. Le zone senza inquinamento luminoso più vicine si trovano in Austria e Francia.

La meteorologia e le fasi lunari influenzano le misure

La luminosità della volta celeste non è determinata solo dalle attività umane, ma anche dalla meteorologia e dalle fasi lunari. Un cielo coperto risulta infatti più chiaro, dato che le nuvole riflettono verso il basso la luce emessa da terra. L’effetto della luna dipende invece dalla fase lunare e dalla sua posizione in cielo. In assenza di luna la brillanza rimane piuttosto costante sull’arco dell’intera notte, raggiungendo un massimo nelle ore precedenti l’alba, quando l’attività umana è ridotta al minimo. Nelle notti di luna piena invece, c’è una forte variazione della brillanza in funzione dell’orario, con un’influenza massima della luna quando questa è allo zenit [F. 5]. Per determinare l’influsso delle attività umane sull’inquinamento luminoso sono quindi necessarie delle condizioni ottimali; pertanto solo una parte dei dati registrati può essere utilizzata a tale scopo

2013 STAR (pdf, 11 MB)

Links

www4.ti.ch/fileadmin/DT/temi/oasi/rapporti_studi/STAR_2013.pdf

www3.ti.ch/DFE/DR/USTAT/allegati/volume/31143star2013_17_40-41.pdf

 

TiO: Si illuminerà la Capanna del Basodino, Cavalli: “Inquinamento luminoso”

Il deputato ha inoltrato una interrogazione al Consiglio di Stato per esprimere il suo disappunto su questa iniziativa del CAS per festeggiare il 150esimo della fondazione del Club

tio_logoBELLINZONA – Il deputato Francesco Cavalli (PS), in un’interrogazione parlamentare datata 23 giugno, si rivolge al Consiglio di Stato esprimendo il suo stupore per l’intenzione del Club Alpino Svizzero di illuminare 26 capanne alpine, una per cantone, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni di attività.

In Ticino l’evento è previsto al Basodino il 26 luglio. “Queste illuminazioni “artistiche” – si legge nel documento – costituiscono un evidente episodio di inquinamento luminoso in zone che dovrebbero beneficiare della massima tutela ambientale, compreso il buio notturno. Stupisce che sia proprio un’associazione come il CAS, attenta alla protezione dell’ambiente alpino e della sua fauna, a compiere un simile passo falso”.

Secondo il deputato il luogo è sbagliato e questa azione potrebbe costituire un precedente per poi giustificare ulteriori iniziative di questo genere.

Le domande del gran consigliere al Consiglio di Stato:

È a conoscenza del progetto del CAS di illuminare le capanne alpine, in particolare quella del Basodino?

Per l’illuminazione della capanna del Basodino è stata richiesta un’autorizzazione?

In caso affermativo chi ha dato la concessione e in quali termini?

In caso negativo il Consiglio di Stato ritiene che il CAS abbia la libertà di illuminare come e quando vuole l’ambiente alpino?

TIO

Interrogazione al CdS: Inquinamento luminoso per il 150° del CAS

Si illuminerà la Capanna del Basodino – Il deputato Francesco Cavalli ha inoltrato una interrogazione al Consiglio di Stato per esprimere il suo disappunto su questa iniziativa del CAS per festeggiare il 150esimo della fondazione del Club

stemmati_09Sono venuto a sapere tramite l’associazione Darksky che il Club Alpino Svizzero, nell’ambito dei festeggiamenti per i 150 anni di attività, ha tra l’altro in programma di illuminare 26 capanne alpine, una per Cantone. In Ticino l’evento è previsto al Basodino il 26 luglio.

Queste illuminazioni “artistiche” costituiscono un evidente episodio di inquinamento luminoso in zone che dovrebbero beneficiare della massima tutela ambientale, compreso il buio notturno.

Stupisce che sia proprio un’associazione come il CAS, attenta alla protezione dell’ambiente alpino e della sua fauna, a compiere un simile passo falso.

Malgrado l’illuminazione sia limitata a poche ore, resto convinto che il luogo sia sbagliato e che le immagini di questa azione potrebbero costituire un precedente per poi giustificare ulteriori iniziative dello stesso genere. Tenendo presenti le raccomandazioni dell’Ufficio federale dell’ambiente e le “Linee guida per la prevenzione dell’inquinamento luminoso” emanate nel nostro Cantone, chiedo al Consiglio di Stato:

1. è a conoscenza del progetto del CAS di illuminare le capanne alpine, in particolare quella del Basodino?

2. Per l’illuminazione della capanna del Basodino è stata richiesta un’autorizzazione?

3. In caso affermativo chi ha dato la concessione e in quali termini?

4. In caso negativo il Consiglio di Stato ritiene che il CAS abbia la libertà di illuminare come e quando vuole l’ambiente alpino?

Sarebbe gradita una risposta prima del 26 luglio.

Francesco Cavalli

2013-06-23 Interrograzione 140.13

www4.ti.ch

 

IlCaffè: PERCHÈ NON CI SONO PIÙ LE STELLE DI UNA VOLTA

Ecco tutti i danni e gli sprechi dell’inquinamento luminoso

ilcafe-logo_02Fra le tante forme di inquinamento che ci circondano minacciosamente ce n’è una particolarmente trascurata: quella luminosa. E non si tratta, alzato gli occhi al cielo in queste notte estive, solo di constatare che non ci sono più le stelle di una volta. L’esagerata ed incontrollata diffusione di luce, infatti, genera non poche ripercussioni sia sull’uomo, sia sull’ambiente che lo circonda. Il rapporto “Star”, Statistica ticinese dell’ambiente e delle risorse naturali – appena pubblicato dall’Ustat in collaborazione con la Divisione dell’ambiente giustamente segnala come gli effetti dell’inquinamento luminoso sulla regione spazino dalla limitazione o privazione del cielo stellato all’inutile spreco energetico, dall’alterazione degli ecosistemi (incidendo fortemente, ad esempio, sul comportamento delle specie migratorie e non solo) fino agli effetti negativi sulla salute dei cittadini, a partire dai disturbi del ritmo biologico.

Come se non bastasse, poi, l’eccessivo uso di illuminazione notturna da parte dei ticinesi è ulteriormente accentuato dalle emissioni provenienti dalla Pianura Padana, in particolare dal capoluogo lombardo che riesce, con il suo alone di luce metropolitana, ad estendersi per decine e decine di chilometri. A scanso d’equivoci meglio precisare subito che non si tratta di un’ulteriore minaccia di “frontalierato luminoso”. Le tabelle pubblicate dal rapporto Star, infatti, mostrano chiaramente come soprattutto in certo punti del territorio come a Mendrisio o a Bodio, l’inquinamento prodotto in loco sia predominante. Le sole emissioni luminose prodotte da tutti i centri urbani ticinesi generano un impatto nel raggio di circa venti, trenta chilometri. Fatto sta che non c’è nessun punto del cantone, nemmeno nei luoghi più discosti, che possa rivendicare una porzione di volta celeste imperturbata. Nè vale, come consolazione, sapere che le zone immuni da inquinamento luminoso più vicine al Ticino si trovano in Francia e in Austria.

È ancora presto per valutare se l’attuale inquinamento luminoso peggiorerà ulteriormente, nè è possibile configurare una tendenza rispetto al passato. Solo da due anni, infatti, è stata creata una rete di stazioni di rilevamento, che consente di misurare in tempo reale la “brillanza”, cioè il grado di luminosita del cielo, monitorando l’inquinamento luminoso e la sua evoluzione. La rete, però, creata in collaborazione con Dark-Sky Switzerland- Sezione Ticino e alcuni osservatori astronomici ticinesi, non ha dubbi nell’individuare le cause. Se il numero delle stelle visibili in Ticino è più che dimezzato, è perché le sempre più crescenti emissioni luminose sono spesso generate da impianti d’illuminazione sovradimensionati o comunque mal progettati. Illuminazioni che disperdono una gran parte di luce nell’ambiente, fuori dalle zone a cui dovrebbe essere dedicata, ed in particolare proprio verso il cielo.

Sono molte le conseguenze sul comportamento degli uccelli e sulla sulla salute dell’uomo
L’ASTROFILO
“L’illuminazione delle nostre città deve migliorare”

m.l.r.

“Sì, l’inquinamento luminoso è un problema. Troppo a lungo la questione non è stata presa nella dovuta considerazione. Ma qualcosa sta iniziando a cambiare”. Per Stefano Klett, astrofilo ticinese, vicepresidente nazionale di DarkSky, associazione nata con il proposito di studiare l’inquinamento luminoso, i segnali di miglioramento ci sono.

Il Consiglio federale ha approvato un rapporto sull’impatto della luce artificiale. Un segno che la presa di coscienza aumenta?

“La politica comincia a occuparsene. Piccoli segnali giungono anche dal mondo del lavoro”.

Può fare un esempio?

“La società degli ingegneri e architetti (Sia) ha approvato una norma contro l’inquinamento luminoso. Ma ci sono anche esempi negativi”.

A cosa si riferisce?

“Trovo inconcepibile che nel nuovo svincolo di Lugano Nord, alle due estremità del tunnel, ci siano delle luci inclinate”.

L’inquinamento atmosferico è riconducibile alla inclinazione non ottimale?

“La luce artificiale che va verso l’alto, riflettendo le particelle nell’atmosfera schiarisce il cielo, per così dire”.

E noi non vediamo più le stelle.

“Già. La lista però è lunga. Le rotte degli uccelli migratori sono stravolte. Le piante che crescono vicino ai lampioni non distinguono il giorno dalla notte. E così via”.

Le nuove tecnologie come la Led possono aiutare?

“Il problema non è… Led o non Led. Si tratta di una tecnologia come un’altra. Il problema è cercare di capire cosa, e quanto, vogliamo illuminare”.

Ritiene che abusiamo della luce?

“Sicuramente abbiamo sottovalutato le conseguenze dell’inquinamento luminoso”.

La domanda s’impone: cosa fare?

“Un esempio a caso: le aziende responsabili dell’illuminazione pubblica, dovrebbero fare maggiore attenzione a questo problema.

“Klett:“Inconcepibile che nel nuovo svincolo di Lugano Nord, ci siano delle luci inclinate””

2013-06-23 Il Caffè (pdf)

Links:

caffe.ch/stories/cultura/43666_non_ci_sono_pi_le_stelle_di_una_volta/

caffe.ch/stories/cultura/43667_ma_la_sensibilit_al_problema_cresce/

LaRegione: Inquinamento luminoso per il 150° del Cas

Nel 1863 fu fondato il Club Alpino Svizzero da 35 appassionati della montagna, e attualmente gli aderenti al club sono 140mila. Nell’anno del 150esimo della sua esistenza il Cas sta organizzando i festeggiamenti dando luogo a 150 eventi fra i quali figura anche il progetto dell’illuminazione artistica di 26 delle sue capanne, una per cantone. Come membri del Cas ci stupisce e ci irrita una decisione in tal senso, giacché la riteniamo un’iniziativa sbagliata, per il fatto che risulta incomprensibile che un’associazione, attiva nel preservare le Alpi e nel proteggere il mondo alpino e la natura (statuto Cas Art 3–3), promuova l’illuminazione di oggetti nelle Alpi, coprendo estensioni di centinaia di metri quadrati moltiplicati per 26 volte.

di Reto Nai, Bellinzona

2013-casNegli ultimi 20 anni è stato registrato un forte aumento (del 70%) della luce artificiale nell’ambiente e queste fonti luminose straordinarie possono causare disturbi alla fauna notturna, come pure al benessere della popolazione. Del problema dell’inquinamento luminoso ne è cosciente il Consiglio federale che emana leggi, regolamenti e autorizzazioni, e lo è parimenti il Cas.

Ora, ciò che risulta essere inconcepibile e contraddittorio nella filosofia del Club alpino, sta proprio nell’atteggiamento di promuovere un’operazione del genere: infatti, la diffusione mediatica delle immagini di simili eventi porta a credere che illuminare luoghi, che spesso sono anche in prossimità di aree protette e che dovrebbero beneficiare del buio naturale, rappresenti un buon veicolo sia per propagandare la manifestazione stessa, sia per dare visibilità all’associazione che promuove l’evento.

Non è purtroppo una primizia quella di illuminare capanne o zone adiacenti: nel 2010 era stata illuminata la capanna Terri, rifugio che si trova a ridosso di un oggetto Ifp (Inventario federale dei Paesaggi, siti e monumenti storici d’importanza nazionale), siti che il Cas stesso promuove per essere definiti come tali! Nel 2012, per il 100° anniversario della costruzione della linea ferroviaria della Jungfrau, era stata illuminata una grande superficie della parete della Jungfrau. Pure la vetta dell’Allalin, un 4000 del Vallese, è già stata illuminata come pure la cima del Pilatus che, con autorizzazione federale permanente, rimane parzialmente illuminata durante la notte. Da non scordare sono inoltre le illuminazioni di piste di sci con potenti luci che permettono la pratica serale dello sport, oppure le sempre più numerose illuminazioni di beni culturali, castelli e quant’altro. La scelta fatta dal Comitato centrale (Cc) del Cas è quindi da biasimare, anche perché con questo agire sminuisce, svaluta, ridicolizza e svilisce tutti gli sforzi intrapresi, come pure quelli ancora in corso, per sensibilizzare la popolazione sul problema dell’inquinamento luminoso, venendo nel contempo anche meno al rispetto della fauna notturna, degli animali selvatici, degli uccelli migratori che perdono il senso dell’orientamento, che dall’oscurità dipendono.

Avremmo preferito che le risorse utilizzate per un simile progetto fossero piuttosto destinate a migliorie nelle capanne o sui sentieri, oppure in manifestazioni ricreative-culturali organizzate nelle stesse 26 capanne; interventi forse meno spettacolari per la mediatizzazione, ma sicuramente più apprezzati e a beneficio di tutti gli escursionisti, ora e nel futuro: un bel regalo alle sezioni e ai viandanti membri e no. Si invita il Cc del Cas a essere maggiormente coerente con i principi propugnati negli statuti e che prenda delle misure concrete affinché in futuro non si ripetano simili eventi.

2013-06-30 LaRegione (pdf)